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La comunicazione efficace è una materia affascinante ma si regge su alcune regole che devono essere rispettate, per un buon risultato finale
Comunicazione efficace, niente è più esaltante, più affascinante. È una vera e propria arte. Il primo assioma della comunicazione dice: “non si può non comunicare”, non c’è cosa più vera, comunichiamo sempre, in ogni momento e in modi diversi, sia per motivi personali che professionali.
Ma un altro principio deve essere considerato: “l’efficacia della comunicazione si vede dal risultato, non dalle intenzioni”, quindi cominciamo a farci qualche domanda:

  •  Come comunichiamo?
  •  Siamo efficaci nella nostra comunicazione?
  •  Possiamo considerarci buoni o pessimi comunicatori?

Per una buona comunicazione è necessario darsi risposte a queste domande, solo così possiamo individuare i nostri ambiti di miglioramento.
Il primo assioma della comunicazione evidenzia quindi che: comunicare è qualcosa di insito nella natura dell’uomo, l’uomo non decide se comunicare o no, lo fa e basta, fin da quando è nato e senza sosta nel farlo, l’unica cosa che cambia può essere la modalità.
Il neonato è l’esempio di comunicazione efficace, ha una modalità semplice, quasi con un unico suono, il pianto, ma se lo ascoltate bene piange in modo diverso a seconda se ha fame, se vuole essere cambiato, se vuole dormire o se ha bisogno di affetto, o ancora se sta male… e la madre lo capisce perfettamente.
Comunicazione efficace è quando si ottiene il risultato desiderato, cioè quando il messaggio tramesso è stato recepito come si voleva e le azioni conseguenti fatte da parte dei riceventi sono congruenti al messaggio.
Quando si comunica, quindi, vogliamo sempre ottenere un risultato, raggiungere un obiettivo, con il nostro messaggio vogliamo:

  •  Spiegare qualcosa;
  •  Scoprire e approfondire concetti;
  •  Legare con le persone;
  •  Convincere e condividere;
  •  Manifestare e chiedere consenso o interesse;
  •  Ottenere dagli altri azioni e comportamenti;
  •  E altro ancora…

La comunicazione efficace attiva sempre un processo di relazione, scambio e di comprensione reciproca tra gli interlocutori.
Ma come comunichiamo?
Utilizziamo 3 modalità diverse per comunicare:

  •  Verbale;
  •  Para verbale;
  •  Non verbale.

La comunicazione verbale è caratterizzata dal linguaggio sonoro e scritto.
La comunicazione para verbale dalle varianti possibili di:

  •      Tono;
  •  Ritmo della parlata;
  •  Pause;
  •  Volume.

La comunicazione non verbale invece è rappresentata da tutti i movimenti del corpo, in particolare assumono grande importanza:

  •  La prossemica (distanza fra le persone);
  •  La postura;
  •  La velocità della camminata;
  •  La gestualità delle braccia;
  •  La mimica facciale;
  •  Il movimento degli occhi;
  •  La stretta di mano;
  •  Lo sguardo e altri micro segnali della faccia

Alcuni studi dicono che il 55% dell’efficacia della comunicazione deriva dal non verbale, il 38% dal para verbale e solo il 7% dal verbale, io sono convinto che nella realtà, l’efficacia della comunicazione derivi da un buon equilibrio fra le 3 modalità comunicative.
Una riflessione merita invece la sincerità dei 3 modi di comunicare, infatti, il linguaggio verbale sia scritto che orale, è frutto di una costruzione razionale, e come tale potrebbe non essere completamente sincero e vero; il para verbale e il non verbale, invece, sono molto più legati alla sfera emozionale e istintiva, all’inconscio, e quindi è molto difficile avere un controllo completo su queste 2 modalità che risultano in questo modo più veritiere e quindi interpretabili.
Questa proporzione diventa assai più vicina alla realtà quando si comunica nell’ambito dei sentimenti e delle relazioni, quando si comunica di atteggiamenti emozionali, dove il non verbale e il para verbale assumono una valenza maggiore e più significativa.
Se infatti, dico che “non sono arrabbiato” con un tono di voce alterato, uno sguardo incattivito e il pugno chiuso, questi elementi non verbali saranno considerati più veritieri del contenuto della mia frase, e con la PNL ci ha permesso di decodificare molti significati dei segnali del non verbale.
Cominciamo quindi a notare:

  •  La nostra gestualità e quella degli altri;
  •  Quali spazi teniamo nella comunicazione;
  •  Prestiamo attenzione alle caratteristiche del para verbale della nostra voce;
  •  Abbiamo un tono assertivo o rigido?
  •  Siamo forse troppo accomodanti?

Comunicare è una cosa complessa, e non prescinde da due aspetti:

  •  L’ascolto;
  •  Il feedback.

Senza ascolto non c’è comunicazione
Se mentre comunichiamo non prestiamo ascolto, e in particolare ascolto attivo, cioè cogliendo dettagli, è praticamente impossibile che si possa creare una relazione costruttiva fra più persone.
Questo presuppone che ogni soggetto coinvolto nel processo comunicativo abbia un approccio proattivo, partecipativo, orientato allo scambio reciproco fra i vari soggetti coinvolti.
Quando si ascolta, però, c’è sempre il rischio di interpretare e quindi comprendere qualcosa di simile, in quanto entrano in gioco diversi schemi di filtrazione della realtà e a volte sono incompatibili fra di loro.
Per migliorarla la nostra capacità di ascolto dobbiamo fare palestra, cioè sforzarci di ascoltare, impegnarci, ascoltare è un’abilità e come tale va allenata.
Il feedback, ovvero la verifica del risultato
Il feedback costituisce quello che possiamo definire il “ritorno” della comunicazione, cioè quello che risulta dal processo.
Attraverso il feedback si misura quanto la comunicazione è stata efficace, il feedback spesso si ottiene attraverso domande che in base alla risposta che si ottiene permettono fino a che livello è stato compreso il messaggio.
È opportuno che le domande siano:

  •  aperte, cioè non si possa rispondere loro con si o no;
  •  orientate al contenuto del messaggio, non vaghe;
  •  mantenendo il focus sul risultato desiderato;
  •      ricordate ancora che chi domanda conduce la relazione.

L’approccio tenuto durante la comunicazione è preferibile non sia rigido, ma flessibile all’adattamento “relazionale-sociologico” basato quindi sulle dinamiche che si possono creare nella relazione e non su rigidità schematiche quasi fosse una regola matematica.
È buona cosa che l’approccio sia orientato alla relazione uomo-uomo e ancora alla dinamica uomo-uomo-contesto; la comunicazione è influenzata infatti, sempre più spesso, dal contesto più che dagli uomini.
L’arte di comunicare, e di comunicare in modo efficace è ampia e complessa, semplice ma non facile, semplice perché si impara velocemente, non facile perché richiede dedizione e pratica costante. Su questo blog trovate molto materiale, scaricatelo è tutto gratis.

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